Litus, l'anima marina di Roma.

Sul litorale di Ostia, un ostello elegante ed economico per visitare Roma risparmiando. E conoscere anche la sua anima marina.



Un progetto che ha richiesto investimenti, impegno, costanza. Il risultato di quattro anni di fatiche, ora c'è. Ed è servito a tirar fuori dalla crisi una decina di lavoratori e a ridare vita all'ex-colonia Vittorio Emanuele. Ne parliamo con Maria Grazia Ginocchio, una delle socie.

Quali difficolt? avete incontrato per realizzare questo progetto?
La nostra è una storia sofferta e complicata. Siamo tutti ex-dipendenti della Valtur che nel 2002 sono stati bruscamente licenziati per il trasferimento della sede dell'azienda da Roma a Milano. Ci siamo ritrovati senza lavoro ma ancora pieni di energie. Per questo ci siamo rivolti al Comune di Roma, perchè volevamo cercare un appoggio per far crescere la nostra idea di impresa. E devo dire che lo abbiamo trovato. In dieci abbiamo costituito una cooperativa, ma non è stato semplice: per quattro anni abbiamo aspettato che la situazione si sbloccasse.

Cosa doveva sbloccarsi?
L'ex-colonia Vittorio Emanuele di Ostia era stata ristrutturata nel 2000, in occasione del Giubileo, ed era stata adibita ad albergo. Ma purtroppo lo stabile è stato occupato e totalmente distrutto. E' servita una forte volontà politica per giungere allo sgombero, che ? stato molto delicato: molti occupanti erano delinquenti ma molti altri erano sinceramente bisognosi, c'era perfino madri con bambini. Il 17 agosto 2005 finalmente siamo riusciti ad ottenere lo stabile, poi sono iniziati i lavori di ristrutturazione che abbiamo potuto sostenere grazie all'allargamento del credito che ci ha concesso Banca Etica. Finalmente, il 28 giugno di quest'anno abbiamo aperto.

Com'è andato il primo giorno di lavoro?
C'erano solo due clienti, me lo ricordo ancora. Ma a cinque mesi di distanza possiamo gi? dire che qualcosa si è mosso: per Natale e Capodanno abbiamo tutto esaurito, il fatturato c'è, anche se mantenere una struttura del genere è faticoso. Qui ognuno ha portato la sua professionalità. Io ad esempio mi occupo del marketing, chi ? bravo con i numeri tratta la contabilità, chi ha delle competenze informatiche ha realizzato il nostro sito. E poi non ci si tira indietro se c'è da fare delle pulizie, se c'è da sistemare qualche rubinetto che perde, se c'è da pitturare qualche parete. Insomma tutti stanno mettendo il massimo impegno in questo progetto.

Cosa offre il Litus?
La nostra struttura è all'interno di uno storico edificio degli anni Venti ed ? il primo ostello realizzato in una struttura comunale. Rientra in un progetto di riqualificazione della zona: a fianco abbiamo la biblioteca ?Elsa Morante?, poco più in là c'è il Teatro del Lido. Ai nostri clienti offriamo posti letto a partire da 18 euro, in ampie stanze di al massimo sei posti letto, tutte vista mare. Ogni camerata ha un proprio bagno interno, una Tv, ed è compresa la prima colazione. L'ostello poi ha una sala cinema, una lavanderia a gettoni, una sala con 4 postazioni internet gratuite, una sala giochi, un bar e anche la possibilità di noleggiare delle biciclette. Al piano di sopra disponiamo anche di una piccola sala convegni. Infine, è ben collegato al centro di Roma: in mezz'ora il trenino collega Ostia a Piramide, senza nemmeno dover lottare con il traffico della città.

Quali progetti avete in cantiere?
Il prossimo 21 dicembre ci sarà l'inaugurazione ufficiale dell'ostello, parteciperà anche il sindaco Walter Veltroni. La nostra idea comunque è quella di diventare qualcosa di più di un ostello. Vorremmo offrire i nostri spazi per piccole mostre, per mercatini di qualità, per rassegne musicali: insomma diventare un punto di riferimento non solo turistico ma anche culturale.

Siete riusciti ad uscire da una situazione difficile. Qual ? il vostro stato d'animo oggi?
Quello che ci è capitato non è stata una cosa da poco. Siamo tutte persone tra i 40 e i 50 anni e abbiamo dovuto ricominciare da zero. Questo lavoro ci è costato e ci costa molto impegno e coraggio, il lavoro dipendente è un'altra cosa. Siamo stanchi, certo, ma almeno ora non ci capita più di tornare a casa depressi per un rimprovero, magari perchè si è solo spostato una matita. Ora, ci sentiamo liberi.