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Lavorare in nero è reato

Lavorare in nero è reato oppure è omissibile di pena? Spesso si crede che chi rischia sia solamente il datore di lavoro. In realtà, oltre al datore di lavoro che rischia molto, sono previsti dei rischi anche per il “dipendente“, che decide di non denunciare.

Il dipendente ha due strade: la prima è capire come denunciare il lavoro in nero; la seconda è rischiare sanzioni e querele, che possono arrivare anche al reato di falso in atto pubblico.

Il Dl Fiscale ha introdotto novità in merito al lavoro in nero e le sanzioni per il 2022: sospensione dell’attività imprenditoriale in caso di impiego di lavoro nero e altre violazioni in materia.

Quando si parla di lavoro in nero?

Oltre al fatto che lavorare in nero è reato, va specificato quando questo avviene. Si parla di lavoro in nero quando l’azienda non invia la comunicazione preventiva di assunzione per uno dei suoi dipendenti.

Si tratta, quindi, di lavoro in nero quando la pubblica amministrazione non è al corrente di un dipendente.

Cosa rischia il datore di lavoro? Ecco cosa sapere

Nel lavoro in nero ci sono conseguenze per lavoratore e datore: l’azienda che impiega i lavoratori irregolari subisce, infatti, due tipi di conseguenze.

Da un lato, si rischia un’azione civile del lavoratore perché venga regolarizzato il contratto, con eventuali sanzioni, dall’altro, delle sanzioni da parte della pubblica amministrazione, d’ufficio o su segnalazione dei dipendenti.

Per non parlare dei problemi che si susseguirebbero quando di mezzo ci sarebbe un licenziamento pur lavorando in nero.

Sanzione amministrativa per il lavoro in nero

La sanzione amministrativa può essere di diverse tipologie. La prima si verifica dopo la mancata comunicazione dell’assunzione ai Servizi per l’impiego e avviene nel caso in cui non siano applicabili le maxi-sanzioni. In questo caso sono previste delle sanzioni amministrative che va da 100 a 500 euro.

La seconda rientra nelle maxisanzioni per il lavoro sommerso e prevede, a seconda della durata dell’impiego, multe dai 1.500 ai 9.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, fino ai 30 giorni.

In alternativa, dai 3.000 ai 18.000 euro fino ai 60 giorni e, per concludere, fino a 36.000 euro oltre i 60 giorni per ciascuna persona irregolare

La maxi-sanzione non si applica anche se si tratta di rapporti con lavoratori autonomi e parasubordinati, per i quali non è prevista, secondo legge, la comunicazione preventiva. In quel caso si deve dimostrare che il rapporto lavorativo sia di tipo dipendente, qualora se ne verifichino le condizioni.

Cosa rischia il lavoratore? Ecco cosa sapere

Lavorare in nero è reato, anche per il lavoratore. Infatti, anche il “dipendente” può avere problematiche riguardanti il lavoro in nero. Se ti stai chiedendo “con il secondo lavoro in nero, cosa rischio?”, questo paragrafo fa al caso tuo.

Le problematiche subentrano nel caso in cui chi lavora in nero percepisce l’assegno di disoccupazione dell’Inps. 

In questo caso, qualora avvenisse un controllo da parte della Procura, il lavoratore potrebbe essere incriminato di falsità ideologica commessa nel dichiarare il proprio stato di disoccupato rischiando il carcere fino a due anni.

È dunque evidente come non si può lavorare in nero e le conseguenze per chi non rispetta questa legge sono molto rigide.

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