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Lavoratore in nero licenziato

Un lavoratore in nero licenziato è un caso più complesso rispetto ad uno regolare. Ti sembrerà un paradosso, ma questo accade perché per poter licenziare un lavoratore, quest’ultimo deve prima essere assunto. Infatti, sarà molto facile assumerlo, ma difficilissimo licenziarlo.

Nel momento in cui dovrà essere licenziato, solitamente si ha a che fare con un licenziamento orale nel lavoro a nero. Tuttavia, se l’assunzione orale è valida, non è così per il licenziamento, che se è orale, è nullo

Di conseguenza, un licenziamento a voce è come se non fosse mai avvenuto. Nelle righe successive analizzeremo tutto ciò che c’è da sapere.

Licenziare un lavoratore: cosa c’è da sapere?

Per un lavoratore in nero licenziato, la regola generale vuole che il licenziamento sia contestato dal dipendente entro sessanta giorni, con una lettera formale di impugnazione.

Il licenziamento a voce, infatti, può essere contestato senza alcun limite di tempo, almeno per la gran parte dei giudici. 

Quindi, se chiami una persona e chiedi a quest’ultima di lavorare per te, a tempo pieno o qualche ora al giorno, cioè in part time, ma regolarità, stai creando un rapporto di lavoro, detto subordinato.

Il risultato è che il licenziamento del dipendente in nero ha una valenza nulla, poiché non è un valido licenziamento. Per tal proposito, il lavoratore potrà agire in tribunale e farti causa per ottenere giustizia.

Potrà rivolgersi al giudice affinché gli venga riconosciuta la reintegra sul posto e la formalizzazione del rapporto di lavoro dall’inizio, rischiando qualche vertenza di lavoro per mancato pagamento.

A questo punto, una volta assunto, il datore poi potrà decidere e valutare regolarmente se licenziarlo, per una legittima ragione.

Inoltre, il datore di lavoro corre rischi anche prima che si verifichi un eventuale licenziamento, che si può prolungare fino a cinque anni dopo. Il dipendente può invece sempre agire nei confronti del datore di lavoro, durante il normale svolgimento del proprio rapporto, riuscendo così finalmente ad ottenere la regolarizzazione.

In più, il termine di prescrizione per far sì che avvenga l’accertamento della maggioranza dei diritti del lavoratore dipendente è pari a cinque anni, solo a partire dalla cessazione del rapporto. Questo metodo è l’orientamento seguito anche successivamente a all’entrata in vigore del Job Act.

I pagamenti ad un lavoratore a nero

Per quanto riguarda il discorso del lavoratore in nero licenziato, un ultimo aspetto importante su cui bisogna prestare attenzione è il pagamento. Infatti, quando il datore di lavoro paga un dipendente in nero, molto probabilmente lo farà in contanti. In questo caso si corrono due tipi di rischi: il primo prevede la violazione di una legge che gli impone di pagare gli stipendi con un bonifico bancario

Il secondo rischio prevede che non avrà, nell’ipotesi di un potenziale processo, il modo per dimostrare di aver pagato le mensilità arretrate al dipendente. Questo ha come conseguenza il fatto che, nei conteggi di lavoro in nero il giudice potrebbe pensare che il dipendente in nero non sia praticamente mai stato pagato, potendo così condannare l’azienda a dover versare tutti gli stipendi degli ultimi cinque anni.

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