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Residenza in Italia e Partita IVA all’estero

Quando ci si trasferisce, di solito si considerano diversi fattori prima di prendere una decisione. Potresti voler vivere in un posto con ottimi trasporti pubblici, un luogo eccitante e vario e un lavoro affidabile. Forse stai anche cercando un quartiere tranquillo e conveniente.

Che tu ti stia trasferendo per motivi di lavoro o personali, dovresti avere un quadro chiaro del tuo nuovo ambiente – e della tua nuova licenza fiscale e commerciale. I dettagli sono importanti quando si tratta di prendere decisioni informate e avere un trasferimento di successo. Questo articolo copre alcuni dei fattori più importanti da considerare quando si cerca di trasferire la propria attività in Italia o altrove.

Se ti stai chiedendo se puoi avere la residenza in Italia e la Partita IVA all’estero la risposta è assolutamente sì, ma dovrai pagare le tasse sia dove hai aperto la Partita IVA che in Italia.

Iniziamo da un importante quesito: se ho una società all’estero devo pagare le tasse in Italia? Se sei residente in Italia certamente, e in genere l’aliquota imponibile corrisponde al 30% del tuo fatturato. Ma lavorando all’estero e vivendo in Italia c’è il rischio di incorrere nell’estero vestizione

Residenza in Italia e Partita IVA all’estero: l’estero-vestizione 

Ti starai sicuramente chiedendo che cosa sia l’estero-vestizione. L’estero-vestizione è la fittizia localizzazione della residenza fiscale di una società all’estero, in particolare in un Paese con un trattamento fiscale più vantaggioso di quello nazionale, con il fine di sottrarsi al più gravoso regime nazionale. 

In sintesi, l’estero-vestizione è quel fenomeno per cui hai una partita IVA non italiana, ma eserciti comunque in Italia e paghi le tasse nel Paese dove hai aperto la tua partita IVA. L’Agenzia delle Entrate contrasta questo fenomeno perché pagheresti le tasse all’estero, nonostante parte o la totalità dei tuoi utili siano italiani. 

Se l’esterovestizione è accertata con un controllo indiretto dall’Italia dovresti dichiarare il reddito prodotto anche in Italia e pagare le imposte con l’aggravio di sanzioni e interessi che andrebbe da un minimo del 120% ad un massimo del 240%. 

Nel momento in cui venisse accertato tale illecito, rischieresti una denuncia penale da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ecco di seguito alcuni casi di esterovestizione: 

  • Svolgi il lavoro in Italia, come ad esempio chiudere contratti con i clienti, sia incontrandoli fisicamente sia per telefono; 
  • Contratti con i fornitori dall’Italia; 
  • Coordini i collaboratori dall’Italia, 
  • Gestisci le e-mail della società estera dall’Italia; 
  • Amministri l’azienda estera dall’Italia. 

Detto questo, adesso, ti starai chiedendo come potresti evitare l’esterovestizione. Per evitare incomprensioni, hai la possibilità di scegliere tra le diverse opzioni che ti elenchiamo di seguito: 

  • Dimostrare di non aver lavorato in Italia per conto della tua società estera. 
  • Dimostrare che la società estera ha lavorato senza l’apporto del tuo operato. 
  • Fatturare regolarmente in Italia il lavoro che vi hai svolto. 

In ogni caso c’è un’altra possibilità che ti consentirebbe di evitare qualsiasi problema. Semplicemente, quando lavori per la tua società estera dall’Italia dichiara regolarmente quella prestazione. Così facendo pagherai le imposte italiane e non avrai alcun genere di problema, ricorda che si rischiano denunce penali, ne vale la pena?

Per dichiarare il reddito e pagare le tasse in Italia puoi intestare le quote della tua società estera direttamente alla tua S.r.l invece che alla tua persona. Così hai la possibilità di emettere la fattura con la società, nel caso tu facessi delle operazioni in Italia.

Tutte le operazioni portate a termine all’estero non riguardano il fisco italiano, per cui dovrai pagare le tasse nel Paese di riferimento. Quindi, il lavoro svolto all’estero va fatturato all’estero, il lavoro svolto in Italia va fatturato in Italia. 

Nel caso in cui tu non dovessi essere residente in Italia ma all’estero e lavoreresti comunque con aziende italiane la questione cambia un pochino. Le modalità di tassazione per un professionista non residente che esercita il suo mestiere in Italia prevedono le seguenti situazioni: 

  • Effetti dell’articolo 23 del DPR n. 917/86: è una convenzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia e il paese di residenza del professionista. Nel caso di esito positivo, la tassazione avverrà in Italia secondo una ritenuta fiscale del 30%. 
  • Configurazione della base fissa: se espressamente specificato nella convenzione contro le doppie imposizioni, il professionista è tassato in Italia solo se vi ha ubicato una base fissa. Anche in questo caso la tassazione prevista è del 30%. 

Adesso che sai cosa devi fare se hai la residenza in Italia ma la Partita IVA all’estero, cosa hai deciso di fare? 

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